Juventus, bordata a Ronaldo: “Disse di no senza neanche guardarmi”

Nella sua autobiografia ‘Vale la pena sognare’, Robin Gosens ha raccontato un episodio riguardante Cristiano Ronaldo 

Cristiano Ronaldo Juventus
Cristiano Ronaldo © Getty Images

Non è un gran momento per la Juventus di Cristiano Ronaldo, che nonostante i gol sempre presenti del portoghese è addirittura in piena lotta per un posto Champions, ben lontana dall’Inter capolista. I bianconeri sono anche alle spalle dell’Atalanta che sta vivendo al contrario la solita grande annata targata Gasperini. Tra i protagonisti della squadra bergamasca anche l’immancabile Robin Gosens, che nella propria biografia ‘Vale la pena sognare’ regala anche un aneddoto su CR7.

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Juventus, Gosens su Ronaldo: “Chiesi la maglia e mi disse no”

Gosens nella sua autobiografia ha raccontato un vecchio aneddoto relativo a Cristiano Ronaldo: “Dopo la partita contro la Juventus, ho cercato di realizzare il mio sogno di avere la maglia di Ronaldo. Dopo il fischio finale sono andato da lui, non sono nemmeno andato dal pubblico per festeggiare … ma Ronaldo non ha accettato. Gli ho chiesto: ‘Cristiano, posso avere la tua maglietta? Non mi ha nemmeno guardato, ha detto solo: ‘No!’“.

Gosens ha quindi spiegato: “Ero completamente arrossito e mi vergognavo. Sono andato via e mi sono sentito piccolo. Hai presente quel momento in cui accade qualcosa di imbarazzante e ti guardi intorno per vedere se qualcuno l’ha notato? È quello che ho provato e ho cercato di nasconderlo”.

Il terzino tedesco si è anche soffermato sullo Schalke: “Ero già d’accordo con lo Schalke per la stagione 2019/20. Festeggiavo  il più grande successo nella storia dell’Atalanta e quando siamo tornati a casa ad un certo punto sul display del mio smartphone è apparso un messaggio: “Ciao Robin, saresti interessato al tema S04? David Wagner parlerà con il tuo agente lunedì. Buoni festeggiamenti stasera! Buona fortuna, Michael Reschke” Sapevo esattamente quello che volevo. Trasferirmi allo Schalke non solo avrebbe realizzato il mio sogno della Bundesliga, ma anche quello di giocare nel mio club del cuore e, soprattutto, di poter tornare a vivere in Germania. Le condizioni erano perfette. Purtroppo però poi non cambiò assolutamente nulla. L’Atalanta non ha voluto lasciarmi andare per nessun motivo”.

 

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